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NIVOLOGIA
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NEVE E VALANGHE |
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INTRODUZIONE
Sembrerebbe abbastanza naturale voler auscultare una valanga
causata dalla rottura dell’equilibrio all’interno del manto
nevoso, per cercare di prevederne il fenomeno… E di fatto
l’osservazione delle caratteristiche interne dello strato di neve
(cristallografia, durezza, umidità, massa volumica, temperatura e
resistenza alla penetrazione) rappresenta uno dei fondamenti base
nella metodologia attuale della previsione di valanghe, su scala
regionale. La resistenza alla penetrazione è da sempre ottenuta
mediante il sondaggio condotto con sonda penetrometrica.
Nella pratica però questo procedimento presenta alcuni
inconvenienti:
• può richiedere più di un’ora di lavoro a due persone;
• generalmente non permette di individuare dei sottili strati
fragili e di misurarne la resistenza;
• necessita di materiale abbastanza pesante, ingombrante e
costoso.
Questi inconvenienti possono sembrare minimi ma sono sufficienti a
scoraggiare completamente sia guide che escursionisti, e a far sì
che gli addetti agli impianti effettuino un profilo stratigrafico/nivologico
solo una volta a settimana e in un solo luogo; troppo poco se si
vuole cercare di localizzare i rischi di valanga con un po’ di
precisione. L’accentuata variabilità della struttura del manto
nevoso limita fortemente la rappresentatività spazio-temporale
dello specifico rilievo, in particolare se effettuato in zone di
alta montagna… Ma come disporre di un’informazione sulla struttura
del manto nevoso che sia contemporaneamente significativa e facile
da ottenere?
Il profilo nivologico semplificato potrebbe rappresentare una
risposta valida a questo quesito.
Eccone una rapida presentazione. |
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IL PROFILO NIVOLOGICO SEMPLIFICATO: IN
PRATICA
Non cadiamo in errore: il profilo “semplificato” non è un
profilo ridotto né degradato! Non è l’informazione ad essere
semplificata ma solo il modo per ottenerla. La semplificazione
riguarda solo il sistema operativo descritto di seguito.
a) Scegliere con cura il luogo per il rilievo
Si cercherà una zona rappresentativa di ciò che si desidera
analizzare: si sceglierà un pendio simile alle zone di distacco
(pendenza, altitudine e orientamento paragonabili) assicurandosi
che non sia esposto a valanghe.
b) Scavare una buca fino al suolo (o fino a trovare uno strato di
neve molto resistente e spesso)
Generalmente non è necessario scavare oltre uno strato difficile
da scalfire con la pala.
c) Lisciare con la pala il piano di taglio
Se il piano di taglio è esposto al sole sarà necessario
proteggerlo dai raggi solari.
d) Identificare i vari strati di neve
Sono identificabili attraverso le variazioni di tessitura, di
colore e di coesione della neve. Si possono segnare i margini dei
vari strati per visualizzarli meglio.
e) Per ogni strato di neve identificato:
• stimare la durezza della neve con il test della mano (vedi box)
• stimare l’umidità della neve con il test della mano (vedi box)
• identificare il tipo di cristallo dominante
• valutare (o misurare) l’altezza dello strato
• riportare queste informazioni sul modello cominciando dallo
strato di base del manto nevoso, vedi es. da 1 a 3.
f) Riportare sul grafico le altre informazioni utili
Dopo aver trascritto la resistenza, la cristallografia e l’umidità
di tutti gli strati di neve, si possono annotare sul grafico le
temperature, l’altezza dell’ancoraggio al suolo e tutte le altre
informazioni utili, come per esempio il diametro dei cristalli di
neve, la massa volumica, ecc., come per un profilo stratigrafico
convenzionale. E’ possibile inoltre citare il risultato di un test
di stabilità indicando il livello di rottura, che può talvolta
rivelare un piano di taglio o di scivolamento difficile da
individuare. Terminare la compilazione con data, ora e
informazioni geografiche e topografiche. |
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IL PROFILO NIVOLOGICO SEMPLIFICATO:
FONDAMENTI
L’idea di semplificare la misurazione della resistenza degli
strati del manto nevoso non è nuova ed è utilizzata da tempo dai
servizi di previsione delle valanghe dell’Esercito svizzero e
dall’Istituto di Davos. Il profilo nivologico semplificato qui
presentato rappresenta l’evoluzione di una pratica vecchia e nota,
e ha lo scopo essenziale di apportare maggior precisione nella
valutazione delle resistenze della neve, senza complicare il
sistema operativo.
Numerose campagne di misurazione sono state effettuate (studi
METEORISK) allo scopo di quantificare un’eventuale relazione
statistica tra la durezza di uno strato nevoso e la sua resistenza
al taglio, con la speranza di disporre, per la previsione locale
valanghe, di una variabile molto significativa ottenuta mediante
un dato di facile rilevazione.
Per effettuare queste ricerche è stato estrapolato un campione
statistico, procedendo alla misurazione di diversi strati di neve,
superficiali e interni.
Per ogni strato di neve preso in considerazione si sono rilevate
contemporaneamente la durezza, la resistenza e la cristallografia.
Onde evitare i valori devianti sono state prese alcune
precauzioni:
• il valore di resistenza al taglio che è stato utilizzato è la
media tra numerose misurazioni effettuate sulla stesso strato di
neve, calcolata ignorando i due valori estremi;
• si è preferito utilizzare il telaietto piuttosto che lo
scissometro a corona in quanto, anche se più delicato da usare,
fornisce valori più esatti per gli strati di neve più recenti, nei
quali può essere fatto scivolare e non sprofondare, evitando un
aumento della resistenza al taglio per coesione con la base delle
alette;
• i tests di durezza sono stati effettuati sgomberando gli strati
di neve sovrastanti lo strato esaminato (a causa dei quali la
durezza degli strati profondi sarebbe sovraestimata);
• i casi in cui il risultato del test di durezza era incerto sono
stati eliminati dal campione.
Si noterà che gli strati del manto nevoso presentanti una durezza
superiore a 4 non sono stati studiati poiché la loro resistenza
esatta non è molto utile ed è difficile da misurare sul terreno.
Al termine di queste campagne di misurazione, si è potuto
stabilire delle corrispondenze tra i risultati dei test di durezza
e i valori misurati con il telaietto. Queste corrispondenze non
sono ovviamente (e sfortunatamente) univoche: ad una data classe
di durezza corrispondono diversi valori di resistenza al taglio.
E’ nelle nevi più teneri (durezza 1 e 2) che questi valori variano
proporzionalmente in maniera più importante. Questa imprecisione
ha comunque potuto essere ridotta differenziando questi tipi di
neve in base alla loro cristallografia.
Le corrispondenze ottenute sono implicitamente trascritte sul
modello: gli spazi tra le righe verticali corrispondono allo
scarto tra i valori di resistenza; l’asse orizzontale del modello
rappresenta la resistenza al taglio, espressa in N/m2 (la
graduazione di quest’asse non è indicata per non sovraccaricare il
grafico ma anche e soprattutto perché sarà meglio considerare il
tipo di profilo ottenuto piuttosto che i valori propriamente
detti).
| Promemoria sul test della mano |
La durezza di uno strato
di neve può essere valutata secondo la possibilità di
penetrazione orizzontale del pugno, delle quattro dita, di un
dito, di una matita o della lama di un coltello.
La neve viene così classificata:
• molto tenera se si può penetrare con il pugno (cod. 1),
• tenera se si può penetrare solo con le quattro dita chiuse
(cod. 2),
• semi-dura se si può penetrare solo con un dito (cod. 3),
• dura se si può penetrare solo con una matita (cod. 4),
• molto dura se si può penetrare solo con la lama di un
coltello (cod. 5).Per individuare il grado di umidità della
neve, si pratica un test manuale che consiste nel cercare di
creare una palla.
La neve è considerata:
• asciutta se è impossibile formare una palla (cod. 1);
• poco umida se il guanto rimane asciutto facendo la palla
(cod. 2);
• umida se il guanto rimane umido facendo la palla (cod. 3);
• bagnata se dell’acqua scorre stringendo la palla (cod. 4);
• molto bagnata se si tratta di una “zuppa corposa”, misto di
neve ed acqua (cod. 5)
N.B. I tests vanno effettuati con i guanti. |
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IL PROFILO NIVOLOGICO SEMPLIFICATO:
INTERPRETAZIONE
Le differenti resistenze riscontrate all’interno del manto
nevoso possono disegnare una moltitudine di profili diversi.
Schematicamente, si possono distinguere sei tipi di profilo,
alcuni caratteristici di manti nevosi solidi, altri rivelatori di
instabilità come:
• i profili filiformi;
• i profili dentellati e a resistenza moderata.
Questi due tipi di profilo sono generalmente abbastanza
allarmanti, in particolare quando si osserva:
• una netta differenza di dimensione dei cristalli in due strati
sovrapposti (> 1 mm)
• uno strato a debole resistenza costituito da cristalli di grosse
dimensioni (> 1 mm) |
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IL PROFILO NIVOLOGICO SEMPLIFICATO:
POTENZIALITÀ E LIMITI
Il profilo nivologico semplificato presenta dei vantaggi ma
anche alcuni inconvenienti e, come ogni strumento, dispone di
potenzialità e limiti che vanno ben valutati per un utilizzo
vantaggioso.
I principali vantaggi del profilo nivologico semplificato sono i
seguenti:
• evidenzia resistenze al taglio che appaiono più significative
dello stato di stabilità del manto nevoso rispetto alle resistenze
alla penetrazione verticale di una sonda sotto l’effetto dei colpi
del sondaggio penetrometrico;
• è di rapida esecuzione: l’escursionista può effettuarlo nel
corso di un’uscita senza sconvolgerne troppo gli orari e il
previsore locale può facilmente effettuare numerosi rilievi
successivi per avere una percezione più realistica del manto
nevoso, in quanto meno puntuale;
• non necessita di apparecchiature di misurazione, quindi non
implica acquisti onerosi, alcuna manutenzione periodica, non c’è
sovrappeso nello zaino, nessun ingombro limitante la facilità di
movimento… Solo la pala e la sonda, che devono sempre essere
portate durante una escursione invernale, e alcune conoscenze di
base della nivologia servono per realizzare un profilo di
resistenza. L’escursionista e la guida alpina possono quindi
effettuarlo se necessario.Il previsore dovrà munirsi di un
termometro, un carotatore e un dinamometro, per effettuare un
rilievo completo. La lente e la piastrina cristallografica non
sono indispensabili ma possono facilitare l’identificazione del
cristalli di neve. Tutto questo rimane leggero e poco ingombrante…
• il risultato è immediatamente visualizzabile, sul terreno, in
quanto nessun calcolo si rende necessario per tracciare il profilo
di resistenza; è quindi molto utile per le decisioni da prendere
nell’immediato;
• è di facile e rapido apprendimento; è sufficiente un po’ di
attenzione e alcune nozioni di nivologia per poter realizzare un
profilo nivologico semplificato;
• i rischi di rilevazioni errate sono limitati; uno strato sottile
e fragile non passerà inosservato come nel corso di una prova
penetrometrica
• può essere facilmente realizzato da una persona sola.
Naturalmente il profilo nivologico presenta anche alcuni
inconvenienti:
• come tutte le misurazioni nivologiche puntuali la sua
rappresentatività spaziale è limitata; è quindi necessaria una
certa esperienza per individuare correttamente il luogo per il
rilievo, soprattutto in altitudine e quando si tratta di terreno
accidentato;
• è necessario praticarlo regolarmente, per saperlo interpretare
correttamente;
• alcuni valori riportati sono stimati e non misurati;
• comporta una parte interpretativa dove gli strati sono troppo
sottili per poter praticare il test di durezza;
• gli strati fragili molto sottili sono talvolta difficili da
individuare da parte di operatori poco esperti; un test di
stabilità rapido come quello della pala è in questi casi un
eccellente complemento al profilo nivologico semplificato (come
d’altronde per il sondaggio classico);
• è necessario scavare una buca nella neve, il che può essere
fastidioso in presenza di un manto nevoso spesso.
Ognuno potrà fare un bilancio personale tra vantaggi e svantaggi,
in funzione delle proprie necessità, senza dimenticare che il
profilo nivologico semplificato altro non è che uno strumento
semplice che permette all’escursionista di vedere più “in
profondità” sotto la superficie della neve e al previsore di
disporre più facilmente di un’informazione meno puntuale, relativa
alla struttura del manto nevoso.
Naturalmente non bisognerà dimenticare di prendere in
considerazione i parametri topografici per valutare la stabilità
del manto nevoso e le vulnerabilità per stimare il rischio. |
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